La scomparsa del Professor Catagni per me, non è solo il titolo su una pagina di giornale. Ci sono notizie che, quando le leggi sullo schermo di un telefono, ti strappano via un pezzo di storia personale, anche se da quel capitolo ti separavano ormai anni di silenzio.
Scrivo queste parole con la certezza che tanti di voi, che hanno avuto a che fare con la malattia e con lo stesso dottore di riferimento a lungo, ci si ritroveranno.
La notizia della scomparsa di Catagni
Ho appreso della scomparsa del Professor Catagni così, all’improvviso, grazie ad una persona gentilissima che segue la mia pagina Instagram e conosce la mia storia semplicemente da ciò che da anni condivido.
E la prima reazione non è stata la semplice constatazione di un lutto, ma un tonfo al cuore, un pianto inaspettato, viscerale.
Subito dopo, è arrivato forte un pensiero: “Perché ci sto male? Non lo sentivo da anni. Perché mi sento così triste?”
La verità, scavando sotto la superficie della nostra razionalità, è che la psicologia umana ha logiche che la mente fatica a comprendere subito.
Scrivo questo articolo di getto, senza preoccuparmi troppo della forma, ma sentivo di voler esprimere il mio cordoglio per la scomparsa del Professor Catagni, anche attraverso questo strumento.
Un pezzo di storia che se ne va
Il Professor Maurizio Catagni non è stato semplicemente il chirurgo che mi ha operato sei volte usando quel macchinario complesso e temibile che è il fissatore di Ilizarov. Per me, e per chiunque abbia vissuto un percorso simile, è stato il regista e il testimone di un pezzo fondamentale e doloroso della mia vita.
Ha tenuto tra le mani le mie ossa, certo. Ma ha custodito anche la mia vulnerabilità, la mia disperazione, la mia pazienza infinita e la mia forza bambina o ragazza.
Ho tanti ricordi di Catagni, un uomo burbero, ma incredibilmente capace. Ricordo la sua grande competenza chirurgica unita a una spiccata ironia e a una simpatia capace di alleggerire mesi interi di immobilità e sofferenza.
Ma ricordo anche il suo modo un po’ rude e soprattutto la sua espressione “facciamo un po’ di terrorismo” quando doveva togliere qualche filo dell’Ilizarov o in generale fare qualche manovra invasiva durante la visita di controllo.
Il primo apparato di Ilizarov l’ho messo nel 1987, l’ultimo quando ormai ero una mini-donna come mi chiamava lui. Capirete che è un pezzo di storia che non si dimentica …
Ricordo la paura, ma anche l’affetto che mi legava a lui e che provava lui per me come per tutti i suoi pazienti.
Quando una figura così centrale nella nostra biografia scompare, viene a mancare un pilastro storico. È come se si chiudesse definitivamente, in modo tombale, un’epoca intera. Ti senti improvvisamente sola a custodire il peso e la memoria di quella lotta.
La spiegazione psicologica di questo dolore
Nei lunghi mesi passati a fare i conti con l’apparecchio di Ilizarov, il medico assume una valenza quasi archetipica. È colui che ti fa soffrire per poterti guarire.
La psicologia riconosce quanto sia comune sviluppare un legame ambivalente, viscerale, verso chi detiene il potere di salvarti attraverso la sofferenza. C’è la gratitudine immensa per la competenza, per ogni millimetro di osso ricostruito, per la libertà riconquistata.
Ma c’è, intatta e sedimentata nella carne, anche la memoria della paura, delle notti in bianco, della stanchezza fisica e mentale. La morte del Professor Catagni cristallizza tutto questo per sempre: ci toglie la possibilità di un ipotetico confronto futuro, di chiudere quel cerchio di persona, di dirgli grazie a distanza di anni guardandolo negli occhi.
Conclusioni
Oggi, piangere la sua scomparsa significa in fondo piangere anche me stessa. Significa riabbracciare quella parte di me che ha dovuto lottare così duramente per poter camminare di nuovo.
La notizia mi ha risbattuta dritta in quegli anni, facendomi riaffiorare odori, sensazioni e la fatica immensa di quel percorso. Ma questa tristezza non cancella la gratitudine: ne è la prova provata. Significa che quella storia mi appartiene ancora. Che non l’ho dimenticata.
Catagni non era un medico qualunque, ma una figura di riferimento imprescindibile, un pilastro umano che ha lasciato un segno indelebile nei cuori.
Grazie Zio Maurizio, a te devo tutto. Grazie per aver inciso in modo indelebile la mia strada. Che la terra ti sia lieve.